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La prova in sede penale

Consiglio: prima leggi l’articolo La disciplina della prova!

L’art. 111 della Costituzione prevede le disposizioni fondamentali del processo penale, ovvero che:

  • nel processo penale la legge assicuri che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusata elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessarie per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico e a sua difesa;
  • il processo penale venga regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova;
  • la colpevolezza dell’imputato non possa essere provata sulla base delle dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore;
  • la legge regoli i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

Come si evince, qui vige il principio del contraddittorio nelle formazione della prova, secondo il quale la prova deve formarsi dialetticamente con l’altra parte nei cui confronti può essere fatta valere. Ne consegue che la prova è sostanzialmente orale e si forma in giudizio nella fase di “dibattimento” (art. 465 sgg. c.p.p).

Possono essere oggetto di prova i fatti che si riferiscono all’imputazione, alla punibilità e alla determinazione della pena o della misura di sicurezza.

Il giudice, quando è richiesto, può assumere prove non disciplinate dalla legge nel caso risultino idonee ad assicurare l’accertamento dei fatti e non pregiudichino la libertà morale delle persone.

Le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere utilizzate; l’inutilizzabilità è rilevabile anche di ufficio in ogni stato e grado del procedimento.

Il giudice deve valutare la prova dando conto della motivazione dei risultati acquisiti e dei criteri adottati, deve dunque esporre nelle motivazioni le ragioni del proprio convincimento ovvero l’iter logico seguito per trarre le conclusioni dalle prove a sua disposizione.

Il giudice può desumere l’esistenza di un fatto da indizi, fermo restando che gli stessi siano gravi, precisi e concordanti.

Nel processo penale si suole distinguere tra mezzi di prova e mezzi di ricerca della prova. I mezzi di prova sono gli elementi direttamente utilizzabili dal giudice ai fini della formazione del suo libero convincimento, mentre i mezzi di ricerca della prova sono strumenti di indagine che consentono di acquisire la prova.

Ne consegue che le norme sui mezzi di prova si rivolgono prevalentemente al giudice, mentre quelle sui mezzi di ricerca della prova si rivolgono al pubblico ministero, e per quanto di competenza alla polizia giudiziaria.

I principali mezzi di prova sono la testimonianza, gli esperimenti giudiziali, la perizia e la prova documentale.

I principali mezzi di ricerca della prova sono le ispezioni, le perquisizioni, i sequestri e le intercettazioni di conversazioni e comunicazioni.

Leggi anche:  La prova in sede civile

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