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La memoria del ricordo

testimonianza

Questo articolo nasce grazie alla partecipazione ad un corso di psicologa investigativa forense, mi sembra utile soffermarsi sull’argomento in quanto, come più volte ripetuto su questo blog, l’investigatore d’oggi è un professionista serio e costantemente informato su tutto, e quando dico tutto, significa tutto.

E’ importante sapere come funziona la memoria umana, in particolar modo come noi ricordiamo, per dare valore ad una testimonianza. Basti pensare solamente alle testimonianze rese dai minori durante un processo in cui questi ultimi ricoprono, nella maggior parte dei casi, la duplice veste di vittima e di testimone.

Numerosi processi in Italia si basano esclusivamente solo su una testimonianza per cui è bene conoscere come funziona la nostra “memoria del ricordo”.

E’ bene iniziare affermando che la memoria non funziona come un registratore.

Sebbene sia molto diffusa questa convinzione, la realtà è che noi percepiamo solo una parte del mondo che ci circonda e mescoliamo continuamente i nostri ricordi. La nostra memoria è un processo attivo di ricostruzione, influenzato dalle condizioni emotive.

Per esempio, è molto importante il luogo dove una persona ricorda, sarebbe perciò opportuno che il testimone ricordasse nel luogo dove è stato commesso il fatto (es. luogo del delitto).

La testimonianza è il racconto di quello che abbiamo percepito, visto e assistito… ma possiamo percepire anche qualcosa che non è reale.

La memoria non è un registratore e noi non percepiamo in modo passivo le informazioni ma le codifica e le elabora consapevolmente ed inconsapevolmente. In questo processo siamo influenzati da fattori ambientali e psicologici che possono alterare la percezione dell’evento.

Inoltre la memoria non cambia e non può essere cambiata. La memoria non può cambiare.

Ma una domanda suggestiva, o formulata in modo errato, è in grado di cambiare il ricordo? No! Sicuramente è in grado di cambiare la testimonianza.

Infine, si pensa che i ricordi traumatici vengano “congelati” fuori dalla coscienza dell’individuo.

Anche questa è una convinzione molto diffusa ma è bene affermare che non è così. Come già detto il modo in cui un evento, anche traumatico, è rappresentato nella nostra memoria non è una replica giusta dell’evento reale ma riflette il modo in cui questo evento è stato da noi elaborato tenendo conto di fattori psicologici e ambientali.

Detto ciò, le variabili di un evento traumatico, il modo in cui un individuo ricorda il trauma sono diverse ed anche le memoria fotografiche (flash by memory) sono rare, anzi rarissime e soggette a forme di inquinamento del ricordo.

L’argomento è ampio e ben più complesso, come sempre l’articolo deve essere interpretato come uno spunto di riflessione!

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