Il triangolo dei colletti bianchi

Ti sei sempre domandato il motivo per cui una persona attua una frode aziendale? Bene, allora puoi continuare a leggere.

Innanzitutto, i motivi sono tanti e variegati, ma per quanto attiene alla tipologia del white collar crime (crimini dei colletti bianchi), possiamo vedere uno schema di Donald R. Cressey.

Donald Cressey era un sociologo e criminologo americano e nel 1973, dopo un’indagine empirica sulle frodi, individuò tre variabili sulle quali si fonda il crimine:

 Pressione

Opportunità

Razionalizzazione

Quando queste tre situazioni si trovano insieme, ragazzi, scatta la frode! Vediamole singolarmente.

La pressione è l’incentivo a compiere reati, di solito generato da una molteplicità di bisogni: problemi finanziari (“ho bisogno di soldi”), insoddisfazione professionale, avidità di denaro, raggiungimento di bonus legati a risultati finanziari, motivi di egocentrismo.

L’opportunità del compiere la frode può essere causata per esempio dalla mancanza di sistemi di controllo all’interno dell’azienda. Inoltre, è bene evidenziare il fatto che chi ha la conoscenza del sistema ha maggiore opportunità e possibilità di riuscita nella frode.

La razionalizzazione della frode da parte dell’attore. Normalmente chi froda non ha precedenti, anzi  ha delle norme etiche e morali e si giustifica con frasi del tipo “non sto rubando, è solo un prestito”, “mi sfruttano quindi è giusto”, “ho rubato poco”, “c’è anche chi fa peggio”.

I colletti bianchi non hanno la caratteristica di essere persone violente, non sono criminali e nemmeno delinquenti. Si identificano in persone di estrazione sociale medio-alta, che grazie alle posizioni di prestigio, ricoperte all’interno dell’azienda, si arricchiscono indebitamente.

Questo modello  è a tutt’oggi un punto di riferimento per lo studio dei crimini dei colletti bianchi.

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Pubblicato il 2 marzo 2013, in Di tutto un po' con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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