Stalking!

Negli ultimi anni si è assistito ad una forte crescita nei confronti del fenomeno dello stalking: il gran numero di film e libri sull’argomento, l’attenzione da parte dei media, dimostrano il forte impatto socio-culturale del fenomeno.

Comportamenti quali persecuzioni, minacce e violenze continuati sono stati da sempre riconosciuti e individuati dal punto di vista clinico e giuridico.

Sotto il punto di vista giuridico solo recentemente si è assistito all’attribuzione del termine “stalking” a quell’insieme di comportamenti continuativi molesti, di varia tipologia e natura, e al riconoscimento del fenomeno come fattispecie criminosa e autonoma.

Questo riconoscimento è , dunque, il frutto di una consapevolezza sociale nuova, determinata dai cambiamenti sociali, culturali ed economici che hanno reso indispensabile per la tutela delle vittime la configurazione chiara e ben definita di questi comportamenti.

Lo stalking è un insieme di comportamenti con cui una persona infligge a un’altra ripetute e indesiderate attenzioni.

Con il termine “stalking” ci si riferisce agli appostamenti per spiare e pedinare la vittima al fine di farla sentire costantemente sotto controllo.

Per atti persecutori si intendono vere e proprie persecuzioni asfissianti che finiscono per sconvolgere l’esistenza della vittima, costringendola a vivere in una condizione di perenne attenzione, se non addirittura di terrore, e comportamenti vessatori, perduranti nel tempo e sovente precursori di più efferate aggressioni. Il reato di atti persecutori viene anche definito come sindrome del molestatore assillante.

Principalmente sono cinque le categorie di stalker!

Rifiutati: in prevalenza ex partner, danno inizio alla campagna di molestie in seguito alla decisione della vittima di non accettare una relazione o di porvi fine.

Corteggiatori incompetenti: soggetti mossi dalla convinzione di avere il diritto di instaurare una relazione con la vittima.

Cercatori di intimità: questi soggetti presentano disturbi mentali e una persistenza maggiore nelle loro molestie.

Risentiti/Offesi: è una tipologia meno frequente e mira a provocare nella vittima un senso di ansia e paura. Si crede a sua volta vittima di un torto e attraverso il proprio comportamento intende vendicarsi e affermare le proprie ragioni.

Attualmente il fenomeno dello stalking è in crescita e viene realizzato soprattutto attraverso la posta elettronica. Gli ultimi dati dell’Eurispes, risalenti a gennaio 2011, ci documentano il fatto che da quando la rete è diventata uno strumento di comunicazione personale per milioni di persone in tutto il mondo, hanno iniziato a verificarsi con sempre maggiore frequenza, casi di minacce, intimidazione, molestie e persecuzione, attuati attraverso internet: e-mail (80%) e chat.

L’analisi investigativa del cyberstalking, condotta dalla Computer Investigation Technology Unit del dipartimento di polizia di New York, su un campione di casi investigati dal 1996 al 2000 ha evidenziato una tipologia abbastanza ricorrente di molestatore, un maschio di 25 anni, e di vittima, una donna di 35 anni. La ricerca ha inoltre evidenziato l’utilizzo primario dell’e-mail come strumento di stalking.

Talvolta, il molestatore realizza delle pagine web, inserendovi messaggi intimidatori indirizzati alla vittima o informazioni private e riservate su di essa. In altri casi, pubblicizza sul web dei falsi servizi erotici della vittima, ricoperta di messaggi imbarazzanti.

Infine, in altre circostanze, lo stalker ha messo on-line foto della vittima, reperite durante una pregressa relazione sentimentale, o scattate di nascosto magari durante un appostamento.

 

Leggi anche: Stalking su facebook!Social network e Privacy: amici o nemici?Sai dove va’ tuo figlio quando esce di casa?

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Pubblicato il 28 agosto 2012, in Di tutto un po' con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Non pensiamo però che la vittima abbia solo ed esclusivamente un ruolo passivo… spesso le modalità di interazione di quest’ ultima sono tali da alimentare un circolo vizioso in cui la vittima non fa che rinforzare un’ immagine di sè come soggetto debole,fragile e indifeso,aumentando così la probabilità di essere ancora vittima di episodi abusanti.
    Per questo sono auspicabili pene severe in cui il soggetto possa riprendersi un ruolo attivo nella denuncia e che tutto ciò avvenga in una rete sociale fitta e nutrita ( sostegno sociale familiare,amicale,delle istituzioni ecc… ) e perchè no,anche di servizi come questo che possono sicuramente arricchire la trama sociale in cui le persone si muovono ed interagiscono.
    Affinchè da una posizione passiva si possa passare ad una attiva,assertiva e costruttiva.
    Buon lavoro!

  2. Grazie Sara, (nostra psicologa di fiducia), Investigazioni24 ha scritto un nuovo articolo “Stalking su facebook!”
    Dicci cosa ne pensi?

  1. Pingback: Sai dove va’ tuo figlio quando esce di casa? « Investigazioni24

  2. Pingback: Stalking su facebook! « Investigazioni24

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